AIM: gli scopi
L'Associazione Italiana per la Mindfulness - AIM intende riunire ed essere veicolo di una comunità di persone dedicate a coltivare ed alimentare la consapevolezza nell'ambito della clinica e nelle proprie vite. Continua ...
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AIM
Via S. Tecla, 5
20122 Milano
AIM@fastwebnet.it
 
Annuncio della costituzione dell'Associazione Italiana per la Mindfulness - AIM
Gli scopi
L'Associazione Italiana per la Mindfulness - AIM intende riunire ed essere veicolo di una comunità di persone dedicate a coltivare ed alimentare la consapevolezza nell'ambito della clinica e nelle proprie vite. Questa consapevolezza - chiamata mindfulness in inglese - è innata, universale e trasformativa.

Il nostro fine è di sviluppare la pratica e l'integrazione della mindfulness nella vita degli individui attraverso applicazioni cliniche, psicoterapeutiche, sanitarie e sociali.

Intendiamo favorire la diffusione in Italia della prospettiva della Mindfulness-Based Cognitive Therapy- MBCT, e degli approcci basati sulla mindfulness in generale, divenendo un riferimento autorevole per integrità, competenza e spirito di servizio.

Intendiamo anche favorire la ricerca scientifica e filosofica sulla mindfulness, con una particolare attenzione alla Scienza Cognitiva e alle neuroscienze.

Nella comunità sono presenti persone - psicoterapeuti, ricercatori, professionisti - che provengono in maggiornaza da esperienze maturate nell'ambito del cognitivismo e delle tradizioni cliniche cognitive e cognitivo-comportamentali; ma la comunità è aperta e interessata a tutte le esperienze di applicazione clinica della mindfulness e a tutte le linee di ricerca scientifica e culturale.

Riferimenti scientifici In questa fase di sviluppo dei mindfulness-based approaches la nostra attività si ricollega in particolare - idealmente e operativamente - al lavoro di ricerca e applicazione clinica sviluppato Zindel Segal, Mark Williams, John Teasdale insieme ai loro allievi e collaboratori e alla ventennale esperienza di Jon Kabat-Zinn e collaboratori.
Questo campo è nondimeno ricco di fermenti e stimoli provenienti da numerosi ricercatori e da diversi background che arrichiranno certamente la nostra attività.

L'attitudine che informa questa comunità è infatti quello di apertura, rispetto e interesse alla collaborazione con tutte le diverse espressioni dell'area cognitivista e comportamentale: non intendiamo proporci come una nuova associazione in alternativa ad altre già esistenti bensì come un network di persone caratterizzate da storie professionali ed esperienze diverse e accomunate dall'interesse per il tema della mindfulness.
Non solo: intendiamo anche esplorare l'opportunità di realizzare collaborazioni e scambi culturali con aree di ricerca diverse dal cognitivismo ma attive nella ricerca sulla mindfulness.

Attività Lo Statuto sintetizza le aree in cui l'associazione svilupperà la propria attività.
    Art 4) "L'associazione [...] intende perseguire le finalità di promuovere e sostenere attività di intervento psicoterapeutico, di pervenzione e riabilitazione, di diffusione e formazione, di ricerca scientifica e culturale, di sensibilizzazione - nei contesti clinici, sanitari, socio-sanitari e sociali - che risultino basate su e ispirate da "l'approccio della mindfulness" e dalla "meditazione di consapevolezza" in generale, nonché dalla "MBCT - Mindfulness-Based Cognitive Therapy" in particolare.
    Si occupa di promuovere tra i suoi associati un attitudine di integrità e onestà nell'applicazione di tale approccio, richiedendo che esso sia fondato su di una pratica meditativa personale costante e significativa di sviluppo della mindfulness, anche attraverso forme di verifica da parte del Consiglio Direttivo.
    Essa si occupa poi di favorire la discussione e la diffusione delle conoscenze e delle consapevolezze derivanti da "l'approccio della mindfulness" nella cultura contemporanea, tramite corsi, consulenze, seminari e convegni, che ne integrino le principali, più significative e scientificamente fondate esperienze e tendenze."
Soci A questa associazione aderisce un gruppo di persone che hanno approfondito nel corso degli ultimi anni un'esperienza personale di sviluppo della mindfulness e che in molti casi, ma non necessariamente, nutrono interesse anche per le applicazioni cliniche. Alcuni infatti sono interessati alle implicazioni per la ricerca di base nella Scienza Cognitiva o ad applicazioni in ambiti diversi dalla clinica.

Un aspetto per noi essenziale è quello di considerare gli approcci mindfulness-based basati, appunto, sulla mindfulness e quindi innanzitutto sulla pratica e la conoscenza esperienziale diretta.

Come ha recentemente osservato Jon Kabat-Zinn: "...dal momento che l'interesse nella mindfulness e nella sua applicazione a specifici disturbi affettivi è probabile che cresca ancor di più in futuro, particolarmente dentro la comunità dei terapeuti cognitivisti [...] diventa di importanza cruciale che quelle persone che si avvicinano a questo campo con interesse professionale ed entusiasmo riconoscano l'aspetto unico e le caratteristiche distintive dalla mindfulness in quanto pratica meditativa, con tutto ciò che implica; ossia che la mindfulness non va concepita come la prossima promettente tecnica o esercizio cognitivo-comportamentale, decontestualizzato, innestato in un paradigma cognitivista, il cui scopo sia di indurre un cambiamento desiderabile oppure di "sistemare ciò che si è rotto". [...] La mindfulness non è solo un buona idea che uno, dopo averne sentito parlare, possa immediatamente decidere di vivere nel presente, con la promessa di una riduzione dell'ansia e della depressione o di un aumento delle prestazioni e della qualità di vita, e che poi possa rimettere in pratica all'istante in modo automatico. E' più somigliante piuttosto ad una forma di arte che si sviluppa col tempo, ed è incrementata solo attraverso la disciplina di una pratica regolare, quotidiana, sia formale che informale"1.

Per questo intendiamo porre particolare attenzione alla pre-condizione di una necessaria pratica personale come base di qualunque applicazione. Non si tratta di diventare dei maestri ma di sviluppare un'esperienza diretta sufficiente: cosa accessibile a chiunque a patto di un impegno personale non sporadico.

A tal scopo lo Statuto prevede livelli diversi di partecipazione all'associazione. Art. 6) "Gli Associati si dividono in:
  • soci ordinari, cioè coloro che collaborino attivamente all'organizzazione delle attività dell'associazione e aderiscano ai fini che si propone, essi devono dimostrare - secondo criteri definiti dal Consiglio Direttivo - di aver maturato una sufficiente esperienza meditativa personale di sviluppo della mindfulness insieme ad una specifica formazione e preparazione all'applicazione clinica e socio-sanitaria degli "approcci basati sulla mindfulness", e devono essere presentati da altri due associati ordinari o fondatori al Consiglio Direttivo che delibera circa la loro ammissione;
  • soci corrispondenti, cioè coloro che siano interessati a partecipare alla vita associativa ed ai suoi scopi ma non abbiano ancora maturato i requisiti di conoscenza ed esperienza sufficienti per essere attivi nell'organizzazione in qualità di soci ordinari, essi devono essere presentati da un socio ordinario o fondatore al Consiglio Direttivo che delibera circa la loro ammissione e devono inoltre dimostrare di aver maturato almeno un'esperienza introduttiva di sviluppo della mindfulness e/o delle sue applicazioni secondo criteri stabiliti dal Consiglio Direttivo."
Soci fondatori: Bruno G. Bara, Simona Bini, Guido Bondolfi, Lucio Bizzini, Antonella Carassa, Alessandro Carmelita, Antonella Curatolo, Fabrizio Didonna, Laura Fortunati, Fabio Giommi, Gianfranco Graus, Paola Viola.

Informazioni
La sede dell'associazione è in via S. Tecla 5, 20122 Milano, per avere maggiori informazioni sulle attività in programma e le modalità di iscrizione rivolgersi alla Segreteria all'indirizzo: AIM@fastwebnet.it e fare riferimento al sito www.mindfulnessitalia.it.


1 J. Kabat-Zinn (2003) Mindfulness-Based Interventions in Context: Past, Present, and Future. Clinical Psychology: Science and Practice 10:2, p. 147. Corsivo nostro.