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Mindfulness e psicoterapia cognitiva: dal professionale al personale

Questo articolo è stato pubblicato in forma più estesa sulla rivista "Il Pendolo. Rivista quadrimestrale di Psicoterapia & Riabilitazione Cognitivo-Comportamentale" nella primavera 2005 (http://www.centro-psicologia.it/Il%20Pendolo/default.htm).

Laura Fortunati, Fabio Giommi, Gianfranco Graus - Pratica Privata - Milano

Il binomio meditazione-psicoterapia sta creando un crescente interesse sia per chi è impegnato in un lavoro personale corporeo e/o interiore attraverso pratiche di meditazione o yoga, sia da parte di alcuni psicologi a causa dei rapporti e delle inequivocabili analogie tra la Mindfulness e la Psicoterapia Cognitiva (Segal, Williams & Teasdale, 2002)

Nel dare alcune precisazioni sul termine meditazione, cercheremo anche di chiarire il significato di 'mindfulness' e come questo sia attualmente utilizzato.

Il termine italiano "meditazione" viene comunemente usato come derivazione del verbo 'meditare su o circa'. Implica quindi un'attività mentale di profonda attenzione, in cui è implicita una relazione tra un soggetto e un oggetto: "Io, individuo medito circa qualche oggetto e perciò focalizzo la mia attenzione in modo conscio su qualcosa di prestabilito".


Ma questa attività mentale andrebbe piuttosto definita come 'concentrazione'. Inoltre, ci sembra che la maggior quantità di incomprensioni e fraintendimenti si concentri attorno alla parola "meditazione" che spesso, nel senso comune, si associa all'ottenimento di un risultato di particolari condizioni psicofisiche con cui essa, nel nostro caso, non ha nulla a che fare.

Si sa che la meditazione comprende una varietà di tecniche e di approcci, propri di ogni tradizione religiosa, le quali però convergono su alcune caratteristiche essenziali che consentono una nitida distinzione rispetto a ciò che la meditazione in senso proprio, si potrebbe forse dire tradizionale, non è. Non è, pertanto, una condizione di trance, con indebolimento o scomparsa della consapevolezza. Non è una condizione mistica, intesa come involontario presentarsi di immagini e visioni di significato "religioso". Non è, soprattutto, una tecnica di rilassamento, e neppure un metodo il cui lo scopo sia il raggiungimento di uno stato di "benessere" fisico o mentale anche se, a volte, questo può esserne un effetto collaterale.

Appare evidente che non è agevole rendere a parole qualcosa che si riferisce innanzitutto ad un'esperienza particolare. Proprio per tale motivo, la parola mindfulness spesso non viene tradotta, anzi si preferisce un nome vuoto di significati immediati, da riempire gradualmente e successivamente con l'esperienza diretta. Inoltre, le traduzioni più immediate, ossia "attenzione", "avvedutezza", "attenzione sollecita", "presenza mentale" rischiano di far scattare una serie di associazioni semantiche svianti o ambigue e possono diventare un ostacolo prima di dare al lettore il tempo di capire il senso che vogliamo dare che, in ultima analisi, è proprio di consapevolezza.

Tuttavia, va precisato che nella tradizione in lingua pali il termine sati (consapevolezza) fu utilizzato originariamente dal Buddha in un suo discorso. Esso si riferisce ad una attenzione consapevole al respiro, ai movimenti lenti del corpo e a tutto ciò che la mente può sperimentare nel presente. Proprio in questo senso, il termine occidentale più vicino al concetto di sati è quello di 'mindfulness' che, in Inglese, non è per niente associato a connotazioni religiose o spirituali. Il suo significato reale è racchiuso nella seguente definizione, attualmente ampiamente condivisa:

'Mindfulness' è 'realmente' portare consapevolezza ad ogni situazione, ogni circostanza, ogni stato mentale, in un modo non giudicante. 'Mindfulness' è 'presenza mentale'. Non è stare in un particolare stato mentale, ma significa praticare la consapevolezza di qualsiasi stato mentale.

La 'pratica di consapevolezza'
Abbiamo tutti la capacità di essere consapevoli, ma il nostro 'essere presenti' è spesso transitorio perché siamo soliti distrarci o siamo protesi verso qualche obiettivo o siamo in competizione con qualcosa d'altro.

Meditare non significa allontanarsi dal mondo e perdersi nelle proprie fantasie, piuttosto si tratta di rallentare, creare una sospensione-tregua in ciò che siamo abituati a fare, in termini di comportamenti, pensieri, emozioni. Questa condizione rappresenta una delle basi per esercitare la consapevolezza.

La meditazione non è necessariamente un'esperienza piacevole: ci si confronta piuttosto in fretta con la realtà della mente che continuamente giudica, mormora, fa progetti o fantasie. Solitamente la mente si trova in uno stato di reattività e inconsciamente tendiamo a stabilire identificazioni con i nostri stati mentali.

Per potersi educare alla consapevolezza è necessario un particolare atteggiamento mentale definito di 'nuda attenzione', che significa concentrare l'attenzione, momento per momento, esattamente su ciò che si sta sperimentando, separando le proprie reazioni dagli eventi puramente sensoriali. Così, nella pratica della meditazione, si impara ad essere consapevoli di quello che sorge dentro di noi, dei nostri intenti, di altre sensazioni fisiche, dei pensieri, delle emozioni. Possiamo provare delle esperienze piacevoli, ma impariamo anche ad incontrare gli stati negativi come la disillusione, il dolore, la noia, la desolazione che si prova nella meditazione. Inoltre, attraverso l'esercizio continuativo della così detta 'pratica di consapevolezza', derivata dalla vipassana buddhista, si può sviluppare nel tempo una condizione mentale in grado di sostenere esperienze percettive e stati diversi, proprio perché essa include sia il sorgere, sia il cessare dei fenomeni.

Un'esperienza personale di mindfulness
In seguito con altri colleghi psicoterapeuti, un gruppo che da più di due anni pratica regolarmente la meditazione, partecipando a ritiri di vipassana.

Crediamo che proprio perché la mindfulness non è una tecnica strutturata, non sia possibile proporla tout-court ai pazienti come tecnica, in seguito alla semplice lettura di un manuale: proporla senza averne esperienza significherebbe non coglierne e poterne comunicare le potenzialità. L'approccio alla mindfulness si fonda sull'esperienza personale, sulla "pratica" continuativa del suo sviluppo nella vita del terapeuta, dentro e fuori la professione. Desideriamo sottolineare un principio generale: non si può dare ciò che non si possiede per esperienza diretta, non si può trasmettere ciò che non si è, ciò che non si incarna.

In questi due anni di pratica mindfulness ci sembra sia cambiato l'atteggiamento verso noi stessi e riportiamo di seguito alcune affermazioni che qualcuno di noi ha voluto condividere con gli altri:
  • Una riduzione del disagio soggettivo rispetto alle aspettative relative ad un evento esterno o ad un'altra persona.
  • Un'aumentata capacità di stare nel presente e convivere con le proprie riflessioni sul futuro o sul passato.
  • Una maggiore capacità di accettazione/comprensione che non significa passività o rassegnazione, ma è l'esperienza di uno spazio diverso, al di là della contrapposizione, della conflittualità interna che ad esempio c'è tra un'attività giudicante/esigente e un aspetto emotivo che esprime smarrimento e solitudine. Sperimentare la possibilità di 'comprendere' noi stessi nel senso di 'tenere insieme' aspetti diversi, invece di escluderne o negarne qualcuno: tutto può essere compreso nella propria consapevolezza, anche quegli aspetti che sembrano più problematici o addirittura individuati come 'origine' dei problemi.
  • E' rassicurante fare l'esperienza che gli stati mentali ed emozionali non sono permanenti, ma transitori, che possono essere osservarti nel loro sorgere e nel loro finire, senza doversi identificare automaticamente con le emozioni ad essi collegate.
  • Con la pratica assidua, aumenta la fiducia nella consapevolezza che comprende pensieri, emozioni e sensazioni fisiche. Nel momento in cui si è lontani da questa meditazione, ci si può ricordare d'averla provata e questo permette di rinnovare la propria consapevolezza.
Pertanto, quando nel lavoro terapeutico ci occupiamo di individuare i problemi e di ridurne la portata, comunque dobbiamo confrontarci con il disagio che i pazienti hanno nei confronti di loro stessi e con il nostro disagio che possiamo provare, di risposta o meno. La 'pratica di consapevolezza' può offrire un'esperienza diversa, ad esempio quella di 'stare' con il nostro disagio e con il disagio dell'altro, piuttosto che individuare al più presto le strategie per ridurlo o minimizzarlo.

Nel rallentamento e nella sospensione è possibile 'praticare l'ascolto', vale a dire lasciare andare per quanto possibile le nostre difese e poterci disporre in un modo ricettivo rispetto a quello che accade dentro e fuori di noi. In questo modo, potrebbe ridursi la portata di certe attitudini 'esigenti' di conduzione terapeutica e valorizzarsi ulteriormente la relazione col paziente che, a sua volta, potrebbe imparare a rispettare la sua unicità personale con maggiore naturalezza.

BIBLIOGRAFIA
Epstein M. (1995). "Thoughts Without a Thinker", Basic Book, N.Y., trad.it. "Pensieri senza un pensatore". Ubaldini Editore, Roma
Goldstein J. (2002). "One dharma: The Emerging Western Buddhism". Harper, San Francisco.
Kabat-Zinn J.(1991). "Full Catastrophe Living". Bantam Doubleday Dell Publishing Group, New York
Linehan M. (1993), "Cognitive-Behavioral Treatment of Borderline Personality Disorder". The Guilford Press, N.Y., trad.it. "Trattamento Cognitvo-Comportamentale del Disturbo Borderline" (2001). Cortina, Milano.
Padesky C. & Greenberg D. (1995), "Clinician's Guide to Mind over Mood". The Guilford Press, New York
Pensa C. (1994), "La tranquilla passione". Ubaldini Editore, Roma
Segal Z., Williams M., Teasdale J. (2002), "Mindfulness-Based Cognitive Therapy for Depression. A New Approach to Preventing Relapse". The Guilford Press, N.Y., trad.it. (2005), Bollati-Boringhieri, in stampa
Wylie M.S. & Simon R. (2004), "The Power of Paying Attention. What Jon Kabat-Zinn has against "spirituality", in Psichotherapy Networker, Nov./Dec., 2004


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